<$BlogRSDUrl$>

22.10.03

Il caos, sotto forma di un bignè al cioccolato, non è contemplato in una dieta.
Ci vuole ordine per stare a dieta, ordine metale prima ancora di quello fisico. Ogni giorno è lo stesso ordinato scenario della cucina, del frigorifero, del prendere le misure di quello che puoi mangiare e quello che non puoi mangiare, che ti salva. L'essere lontani dalle presenze perturbanti di amici, fidanzati, tentatori vari.
Nella quiete della propria dieta ci si accoccola fra le pieghe di un minestrone senza grassi, ci si distende fra le foglie dell’insalata novella.
Ma come si puà governare il caos quando si ricevono due inviti a cena di seguito? O a cosa possono valere le prove di simulazione (“siete al ristorante, cosa potete ordinare? Su, ragazze, provate a mettere giù una lista di cibi sicuri. Potete fare l’esperimento anche con la cucina, chessò, cinese…guardate: quanti punti fa un involtino primavera?”) organizzate dalla WW, quando fai una gita in Piemonte, dove al ristorante neanche ti siedi che arrivano quattro antipasti differenti. Tu non li hai chiesti, non li hai ordinati (ecco, ritorna la parola chiave: “ordinare”). Potresti, certo, potresti rifiutarli, ma come la mettiamo con lo spreco, con i bambini che muoiono in Biafra, con la tua gola? E se poi i piemontesi si offendono? L’arrivo di tutte queste portate, in una sorta di predestinazione calvinista, non lascia la possibilità di esercitare il libero arbitrio, ovemai ne fossi tentata; lo trasforma, semplicemente, nella necessità di obbedire a una realtà precostituita fatta di ravioli al sugo di arrosto, stracotto con patate e zabajone. E io, calvinisticamente, mi assoggetto a questo menu.

19.10.03

giovedi pesata alla riunione. persi ottocento grammi.
dunque mi sono guardata in giro, nella triste saletta delle riunioni, dandomi delle arie e aspettandomi congratulazioni. intorno, le anziane carampane che dividono con me questo percorso accidentato hanno compiuto il loro dovere e come i complici che dopo un furto si stringono l'uno a l'altro, mi hanno fatto i complimenti.
ma il sapore della vittoria ha meno mordente quando a congratularsi sono vecchie signore sfatte e con quella quadratura del busto tipica della menopausa. cioè, umanamente sono deliziose, ma diciamocelo, lo sguardo ammirato di un bell'ometto o l'occhio benevolo di una fighetta hanno un peso psicologicamente più elevato nella frivola battaglia dell'estetica.

13.10.03

le cose vanno male, malissimo. tanto tempo è passato e sento allentare la morsa che la WW ha su di me. sarà la vecchiaia, sarà che a un certo punto si sente più forte il richiamo dell'autoindulgenza, ma non avverto alcuna inclinazione verso la rigidità, il controllo, l'attenzione alle calorie. in breve, ho poca voglia di regimi.
sento solo la fame, la gola e una morbosa attrazione verso le cose buone della vita, leggi torte fondant al cioccolato, fois gras e brasati al barolo. questo fa sì che le persone con cui mi sento maggiormente in sintonia, in questo quieto ottobre, siano i vecchi gentiluomini gottosi del '700. come loro schiumo bile ogni qualvolta debbo rinunciare alle infinite portate ideali di un tipico desco dell'epoca, la maggior parte composta da selvaggina e letali carni rosse, e che talvolta mi ritrovi a chiedermi come farò senza il mio sherry o il mio claret.
il tutto è aggravato da risultati tristemente altalenanti alle mie riunioni.
Se dopo tre settimane ero arrivata a un lusinghiero totale di 3 chili persi, la settimana seguente ho ricevuto lo schiaffo morale di vedermi recuperare otto etti .
non credo mi abbia giovato una lunga vacanza in terra di Francia, nonostante abbia intrapreso un'estenuante lotta a coltello contro quiches e terrine. infine, al mio ritorno in patria, ho una terribile fame premestruale, preoccupante in vista della prossima riunione, fra tre giorni.
insomma, voglio il mio avvocato.

This page is powered by Blogger. Isn't yours?